Sì, la prima lezione è gratuita, scegli quella che preferisci e compila il form.
Si svolgono minimo due lezioni al mese, sempre il lunedì sera dalle 21h00 alle 23h00.
Se vuoi sapere che lezioni ci sono in programma, consulta il calendario.
Le lezioni si svolgono online sulla piattaforma Zoom. Riceverei un link a cui collegarti per assistere a ciascuna lezione
Zoom è il programma che usiamo per collegarci in videoconferenza. E’gratuito da utilizzare ed è molto semplice da installare. Segui le istruzioni scritte qui sotto, oppure guarda questo video tutorial preparato da noi: TUTORIAL

- 1. INSTALLARE ZOOM: Se vuoi partecipare con cellulare o tablet, scarica l’app Zoom Workplace dall’ AppStore (se Apple) o dal PlayStore (se Android). Se invece vuoi partecipare con un pc dotato di microfono e webcam, scarica il programma da questo link: www.zoom.us e successivamente installalo sul tuo pc. Dopo averlo scaricato, fai doppio clic sul programma di installazione e segui le istruzioni fino in fondo.
- 2. OTTENERE IL LINK PER LA LEZIONE: Una volta installato Zoom, recupera il link per iscriverti alla lezione: se ricevi ogni settimana via mail le novità sulle nostre lezioni, trovi in fondo alla mail il link per la lezione. Gli utenti nuovi, che si iscrivono alla lezione dal nostro sito, ottengono subito in risposta il link per la lezione. Se invece non ti è arrivato nessun link via mail, iscriviti da qui: circolodifilosofia.com/newsletter, e in risposta otterrai subito il link.
- 3. ISCRIVERSI ALLA LEZIONE: Nell’email che ti arriva, in fondo c’è il link per partecipare alla lezione. Bisogna cliccare su quel link e inserire i propri dati nella pagina che compare, per iscriversi alla lezione. Una volta inserito nome, cognome e mail, clicca su “ISCRIVITI” in basso a destra.
- 4. ENTRARE NELLA RIUNIONE: Una volta registrati, Zoom invia una mail di conferma, con un grosso rettangolo blu con scritto “Entra nella riunione”. Cliccando su di esso in prossimità dell’orario della lezione, Zoom si avvierà automaticamente e si potrà partecipare. Quando Zoom si avvia, attendere 1-2 minuti che il programma si avvi correttamente, e accettare l’uso della rete Wifi, della propria fotocamera e microfono.
- IN CASO DI DIFFICOLTA’: Se non hai mai usato Zoom prova ad accedere alla lezione molto prima dell’evento per fare una prova tecnica. Se capisci di aver bisogno di ulteriore assistenza scrivi a Francesco Baroni alla mail info@circolodifilosofia.com
Sì le lezioni sono a pagamento.
Puoi consultare le informazioni relative ai costi nella nostra pagina Abbonamenti
Ogni pagamento è il versamento di una quota associativa: pagando la lezione si diventa associati dell’associazione Circolo di Filosofia, senza alcun obbligo né impegno.
Essere associati significa che, rispetto a essere un semplice cliente, si hanno dei diritti in più: si può partecipare all’assemblea ordinaria di approvazione del bilancio che si tiene in primavera, e lì si possono ricevere informazioni dettagliate anche sul modo in cui vengono gestiti i soldi e l’associazione in generale.
Inoltre lo scopo di un’associazione è il bene dei propri associati, ossia spendere il denaro e il tempo a favore dei meri fini associativi che gli associati condividono. Nel nostro caso, l’insegnamento e la diffusione della filosofia.
I soldi che vengono pagati dall’associato, servono per il versamento della quota associativa, necessaria per la partecipazione all’attività dell’associazione. La quota associativa permette di partecipare anche alle assemblee annuali per l’approvazione del bilancio o per modifiche importanti all’associazione.
I soldi vengono utilizzati per le spese legate alla vita associativa, sempre nell’ottica del compimento dello scopo dell’associazione, che è la diffusione della pratica filosofica. Ad esempio vengono usati per il mantenimento e l’aggiornamento del sito, per i costi organizzativi negli eventi fisici, per pagare docenti ospiti esterni, per rimborsi spese accuratamente dimostrati con ricevute e sempre limitati, per la pubblicità, ecc.
I soldi non vengono usati per lucro, nel senso che ogni utile viene reinvestito nell’attività associativa, e non può essere ritirato dagli associati per fini personali. La nostra è infatti denominata un’associazione “senza scopo di lucro”. Il presidente per definizione è un associato, e non può essere stipendiato. Solo professori, tecnici, e amministratori esterni, lavorando per l’associazione, ma non essendo associati, quindi non avendo il potere decisionale degli stessi, possono essere retribuiti per collaborare.
Certamente: è possibile partecipare anche a singole lezioni, perché sono costruite in modo da non richiedere la conoscenza dei temi delle lezioni precedenti. Ogni lezione fa a sé, e i concetti necessari già spiegati nelle lezioni prima vengono velocemente riassunti in modo da rendere comprensibili i passaggi successivi.
Ovviamente l’ideale sarebbe, se ce n’è la possibilità, frequentare una serie di lezioni consecutive, in modo da contestualizzare meglio i concetti della singola lezione all’interno delle conoscenze derivanti dalle altre. Questo migliora la comprensione e la profondità di apprendimento, ma ci rendiamo conto che esistono limiti pratici che a volte ci impediscono di partecipare con assiduità, quindi permettiamo anche la partecipazione saltuaria.
Nel caso si volesse partecipare a quasi tutte le lezioni, consigliamo il versamento di un’unica quota annuale, perché da una parte permette di risparmiare sul costo della singola lezione, dall’altra stimola alla partecipazione continuativa.
Viene spontaneo pensare che la filosofia, a causa della sua estrema nobiltà, non debba mescolarsi con il denaro, che viene associato spesso a qualcosa di volgare. Inoltre si pensa che la filosofia, per la sua importanza collettiva e per la sua impalpabile astrazione, possa e debba essere erogata gratuitamente alle persone, senza bisogno di un corrispettivo in denaro.
Sono due pregiudizi che hanno spesso rallentato e inibito lo sviluppo della filosofia. Riguardo al primo punto, Aristotele nell’Etica Nicomachea diceva che il denaro non è di per sè buono o cattivo, nobile o volgare, ma lo è a seconda del suo scopo, del suo uso finale. Se il denaro viene speso per imparare a pensare filosoficamente, che è un fine nobile, si può quindi dire che quel denaro sia speso nobilmente.
Riguardo al secondo punto, bisogna comprendere che la filosofia non è un oggetto, ma una pratica, un’azione. Non esiste astrattamente l’oggetto “filosofia”, che può essere regalato come si regala un’automobile, ma un insieme di pratiche, che sono: leggere la filosofia, scrivere di filosofia, dialogare insieme sulla filosofia, insegnare filosofia, ascoltare la filosofia, guardare un video che racconta la filosofia, ecc. Ognuna di queste pratiche è concreta, e richiede un certo lavoro, che richiede tempo, fatica, risorse materiali ed economiche; in altre parole, ha un costo. Questo costo va pagato da qualcuno, per cui la filosofia non è mai, in nessun caso, gratuita al cento per cento.
Noi crediamo che la filosofia sia assolutamente gratuita, solo perché noi personalmente non abbiamo mai speso un euro per essa direttamente, ma indirettamente l’abbiamo fatto, eccome! Gli usi tradizionali della filosofia, considerati gratuiti, sono:
- prende un libro in biblioteca di filosofia: non costa niente direttamente, ma in realtà la biblioteca ha un costo enorme (lo stipendio dei bibliotecari, l’acquisto e la manutenzione dei libri) che viene pagato dai contribuenti, e quindi da tutti noi, indirettamente.
- Imparare la filosofia al liceo: direttamente non costa nulla, ma ha un costo enorme: lo stipendio dei professori, i costi della struttura scolastica, il costo – anche se minore – dei libri di testo.
- Imparare filosofia all’università: direttamente costa parecchio, tra la retta annuale (minimo 1500€), i libri, il vitto e l’alloggio, il costo del trasporto, ecc. Indirettamente, c’è il costo della struttura universitaria, dei professori, l’edificio, i servizi, la manutenzione, i dirigenti, ecc., che paghiamo attraverso le tasse.
- Ascoltare video su piattaforme di streaming o in televisione. Ci sono due formule: o la piattaforma e il canale televisivo sono a pagamento, o hanno la pubblicità. La pubblicità sembra gratis, ma ha un costo nascosto: guardando la pubblicità, veniamo stimolati a comprare dei prodotti, il cui costo è maggiorato per far fronte proprio alle spese della pubblicità: tale maggiorazione è il costo nascosto della nostra visione di tali video; è più accettato, solo perché nascosto e indiretto, ma ciò non lo rende realmente gratuito.
- Leggere Wikipedia: questo sito vive e ha un fortissimo bisogno di donazioni, che vengono continuamente sollecitate, con un importo minimo. Senza di esse sarebbe già chiuso da molto tempo.
- Partecipare a conferenze gratuite promosse dal Comune: direttamente non costano nulla, ma la sala necessaria ha un costo elevato, che viene pagato indirettamente dalle tasse, o da sponsor privati.
In conclusione in nessun caso la filosofia è gratis: cambiano solo le modalità del pagamento. L’unica eccezione è che se ne parli tra amici, in modo informale a casa di qualcuno, ma non si tratterebbe nella maggior parte dei casi di un corso professionale e sistematico.
Perché non solo è necessario, ma anche consigliabile e utile pagare per fare filosofia? Se si mantiene l’idea che la filosofia e il denaro non debbano mai incontrarsi (anche se di fatto lo fanno sempre), si impedisce a qualunque progetto di diffusione che non sia garantito dall’amministrazione pubblica di svilupparsi. Se davvero teniamo alla filosofia invece, dobbiamo permettere alle associazioni e alle aziende di servire i cittadini fornendo loro ciò che molti desiderano: la possibilità di coltivare la passione filosofica; per fare questo però, bisogna fare del lavoro, e questo richiede denaro. Non solo bisogna permettere il pagamento, ma bisogna anche essere molto efficienti finanziariamente nella gestione del denaro, in modo da ridurre gli sprechi, e massimizzare il ritorno culturale che si può ricavare da ogni singolo euro. Si tratta di avere la massima qualità e quantità possibile di cultura, a partire da ogni euro investito.
Esiste tuttavia un rapporto vizioso tra cultura e denaro: succede quando si raccoglie denaro piegando i propri interessi culturali a quelli del lucro. Se per esempio, sicuri di guadagnare di più, abbassassimo la qualità delle lezioni, questo avrebbe due terribili conseguenze:
- Contraddirebbe il nostro scopo di diffondere bene la filosofia
- Alla lunga ci farebbe anche guadagnare meno, perché gli associati ci amerebbero di meno
Esiste quindi una sinergia virtuosa tra filosofia e denaro: in questo tipo di associazioni, ma anche in eventuali aziende, per fare bene filosofia serve del denaro, ma per fare del denaro nel lungo termine serve fare bene filosofia.
Socrate, Platone e Aristotele si sono spesso contrapposti ai cosiddetti sofisti, ovvero una categoria di pensatori che nell’antica democrazia ateniese si era specializzata nel farsi pagare per insegnare ai giovani politici emergenti come sostenere un dibattito pubblico, in modo da ottenere la ragione e convincere l’uditorio. I sofisti avevano due caratteristiche:
- per smontare le idee degli avversari, spesso sostenevano un relativismo estremo delle opinioni (Protagora e Gorgia), che è filosoficamente molto profondo, ma rischiava di sfociare – in rappresentanti meno profondi – in un qualunquismo delle opinioni.
- A causa di ciò, non avevamo più come obiettivo una presunta verità, ma soltanto di ottenere ragione, di vincere il dibattito, anche a costo di affermare cose contraddittorie.
Per queste due caratteristiche, i sofisti sono sempre stati rimproverati dai grandi della filosofia (nonostante nel mondo moderno siano stati rivalutati e ripresi, soprattutto rispetto al loro profondo scetticismo).
Il fatto di ricevere denaro per insegnare ciò, gettava ancora più benzina sul fuoco: sembrava che, pur di ottenere denaro, avevano rinunciato alla ricerca del vero a favore del qualunquismo o della mera vittoria nel dibattito.
Ciò che è importante capire però, è che la nostra associazione non è sofistica: noi abbiamo come obiettivo la sostituzione delle nostre opinioni superficiali con opinioni più ortodosse e profonde, esattamente come per Platone, Aristotele e Socrate.
Non siamo quindi un’associazione che, pur di ricevere denaro, insegna visioni qualunquistiche o tecniche retoriche, al contrario utilizziamo il denaro per diffondere ancora di più la nostra visione autenticamente filosofica, di ricerca di verità sempre più consapevoli e profonde.
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